Una forza tutta “al femminile”

 “Se capita anche a te alle volte di finire dentro una bolla, porta con te uno spillo, ti sarà utile”

Questa settimana è stata strana. E’ come se avessi vissuto dentro a una bolla, persino i suoni sembravano ovattati e ho ascoltato distrattamente anche chi mi parlava. Colpa della bolla…

Questo però non significa che sono stata ferma immobile, tutt’altro. Ho dovuto fare una cosa importante per il mio futuro, ho sistemato un sacco di mattoni che andavano rimessi al loro posto e dopo averlo fatto sono andata in tilt. Per un paio di giorni sono stata chiusa in questa bolla di protezione.

Ieri finalmente ne sono uscita (senza spillo) con nuova energia.

Così ho finito di fare alcuni bijoux che mi hanno richiesto per Natale, ho confezionato un po’ di guanti “Not only for readers”ho fatto richiesta per partecipare a San Salvario Emporium, mi sono iscritta  a un corso di formazione che volevo fare e di cui parlerò in un altro momento. Ho interagito con altre artiste, artigiane, crafter. E devo dare ragione alla mia amica Danila… lei da brava job-coach e preziosa amica mi ha detto che avrei reagito al cambiamento con nuova energia, linfa nuova. Ed è stato così.

Perciò questa bolla mi ha aiutata alla fin fine.

Volete sapere se ho mai paura di questi cambiamenti? Sì, una paura matta, ma non mi faccio sconfiggere. Piango? Sì, come una scimmia. Poi però basta, rimbocco le maniche e riparto. Ho un sacco di lavoro da fare:

  • La prossima settimana saranno finalmente pronte le nuove sciarpe. Saranno in vendita nel mio shop da fine ottobre, ma in edizione stra-stra-limitata;
  • I guanti Not only for readers avranno due nuovi amici, alcuni piccoli, altri più che amici sono cugini… ma vi racconterò di loro con calma, prendendoci magari comode un caffè (virtuale…) assieme…

A presto

Piera

 

Due passi indietro ma anche di lato


“Due passi indietro, una piroetta. E corro via”.

Vi ho già detto che ottobre è il mio mese? Sì?!

Il prossimo martedì sarà il mio compleanno… invecchio? Non proprio, mi piace dire che divento grande, è il mio corpo che invecchia e a volte non sta dietro al mio spirito e allora bisogna trovare un compromesso, come ad esempio rallentare, cambiare strada, ma mai mai mai smettere di camminare, crescere, evolvere…

Nel mio cammino ho scoperto che fare due passi indietro (ma anche di lato) invece che dieci in avanti e non fermarsi mai, fa bene sia al corpo sia alla mente. I miei due passi indietro (ma anche di lato) mi vedono ritornare alla mia vera grande passione che sono i filati e la loro infinita possibilità di utilizzo nei capi moda e negli accessori come il bijoux tessile.

Così un po’ ascoltando l’istinto, un po’ per gioco, ho ripreso a fare un modello di braccialetto a crochet, un bracciale adatto a filati preziosi, come ad esempio il cachemire,  ma che ieri ho fatto con un filato particolare  e perfetto per me. Così ho creato questo braccialetto al quale ho applicato una rosellina di raso, qualche bottone vintage e un fiore fatto a crochet.

Che dite, vi piace?


Ho utilizzato un filato composto  70% di seta e 30% di lana, ma la particolarità di questo filato è che è tinto con erbe naturali, officinali e te ne accorgi fin da subito dal profumo che emana. Il filato è uno di quelli prodotti da Margherita Bratti,  proprietaria del laboratorio e marchio VIACALIMALA a Torino.

Nella mia ricerca di filati e tessuti sostenibili che voglio utilizzare per le mie creazioni quelli di VIACALIMALA rispondono alle mie esigenze: sono filati naturali, non trattati chimicamente, sono made in Italy e a 10 km da casa mia… in più sono adatti ai miei modelli, come per questo braccialetto.

Peccato non possiate sentirne il profumo attraverso le fotografie…

Il braccialetto è disponibile in vendita qui e a breve anche come pattern scaricabile.

“E ora che ho fatto due passi indietro, ma anche una piroetta sul posto, posso andare avanti, ci sono altri nuovi passi che attendono”.

A presto.

Piera

 

 

Ottobre di sfide e verità

“Se vuoi migliorare accetta la sfida. Credi in ciò che fai e segui il tuo istinto”

Ottobre è il mio mese: a ottobre sono diventata mamma e a pochi giorni di distanza dal compleanno di mia figlia, anche io compio gli anni.

Il mese di ottobre trascorre sempre più o meno così, tra l’organizzazione di feste di compleanno, cene e scelte di regali.

Ma quest’anno il mese di ottobre sarà un mese di piccoli cambiamenti nel mio processo comunicativo fatto di immagini e parole.

Chi mi segue sa che trascorro molto tempo su Instagram. In verità è da marzo che studio e seguo corsi sull’argomento, leggo un sacco di libri di comunicazione e anche di fotografia cercando di mettere in pratica  consigli e suggerimenti. A volte sono andata per tentativi sbagliando e qualche volta azzeccando la linea giusta (giusta per me, si intende). Ho odiato questo fantomatico algoritmo di IG di cui parlano quelli più esperti (mi è tuttora molto antipatico…), questo algoritmo che fa oscillare i follower (ma sarà poi tutta colpa sua o anche mia?!)

Così ultimamente ho riflettuto e ho cercato di pensare a che cosa io voglia ottenere pubblicando quotidianamente fotografie sul mio profilo Instagram. Devo ammettere che non tutte le mie fotografie mi piacciono, alcune le cambierei volentieri, altre le ho anche eliminate perché in quelle fotografie sentivo che mancava qualcosa (e manca qualcosa tuttora). Ho scaricato un sacco di App, ho fatto foto con la macchina fotografica per poi trasferire i file sullo smartphone con grande grandissimo disappunto di mio marito…sì perché lo ammetto, io sono moglie di un fotografo che guarda con disappunto questo processo e questo modo di fare fotografia. Io sono una persona cocciuta e non gli ho dato ascolto fino ad ora, sostenendo che lui non capisse IG.

Però, benché cocciuta, spesso mi metto in discussione perché so che potrei sbagliarmi… così in questi giorni mi sono fermata e ho cercato di guardare le fotografie da me pubblicate  con occhio il più oggettivo possibile. Mi sono fermata, ho guardato, ho riflettuto e ho capito che è arrivato il momento di dare ascolto al mio istinto (e anche a mio marito).
Ecco perciò che ho deciso di cambiare alcune cose nel mio processo di comunicazione e nel farlo ho appena avviato questo #octoberchallenge che parte da oggi, anzi in realtà è già partito da ieri e che prevede alcuni punti e alcuni cambiamenti importanti (sette punti accidenti, sette mi sembrano già parecchi…):

  1. Stop allo smartphone:  basta scatti sbiaditi con lo smartphone, anche se il mio è dei migliori sul mercato, utilizzerò solamente la mia Olympus che per ora è sufficiente per quello che faccio (c’è però una amica Nikon molto allettante che mi aspetta nel cassetto);
  2. Luce sia: devo imparare ad avere pazienza e aspettare la luce giusta, le fotografie sgranate non mi piacciono, fotografie pulite e realistiche, voglio verità in quello che vado a comunicare;
  3. ISO, mica ISO e compagnia bella: una buona fotografia è buona se vengono rispettati i tempi e i parametri, l’utilizzo della macchina in manuale eccetera eccetera eccetera e questa è sicuramente la parte più difficile per me che non ho la pazienza di rispettare le regole;
  4. Post produzione: le fotografie saranno tutte post prodotte a pc con monitor calibrato e da ora in avanti utilizzerò DXO, basta trasferimenti delle foto sul telefonino per poi rovinare la foto stessa con  App che non fanno al caso mio;
  5. Stop ai filtri: c’è chi sostiene che i filtri non siano il male del secolo e sono pienamente d’accordo, ma io parlo per me, voglio una fotografia sincera, fatta solo di qualche arrangiamento di contrasti ombre e luci;
  6. Storytelling: che non so ancora bene cosa voglia dire (forse io faccio già storytelling e non so di farlo), ma voglio che ogni foto racconti una storia autentica e deve rappresentarmi, quella storia deve essere un pezzo di quel puzzle che vado costruendo, un puzzle che parla di me e dell’evoluzione del mio lavoro, dei miei successi e dei tonfi per terra che sembra facciano male, ma che servono tantissimo a crescere;
  7. I colori: questo ultimo punto mi viene facile perché è un processo che ho appreso o che è avvenuto in modo del tutto spontaneo, istintivo; i colori che vedete nelle mie fotografie sono i colori che mi appartengono, sono quelli di cui mi circondo, le foglie che raccolgo al parco, i frutti di cui mi nutro, i tronchetti di legno che utilizzo da anni come espositori dei braccialetti e ora dei guantini (sì sì proprio quelli lassù nella foto…), il caffè e le mie tazze affezionate…

Accetto così la sfida, una sfida per migliorare, affinché la mia ricerca continua sia fatta anche di ascolto di chi ne sa più di me, il cambiamento sarà solo un processo che mi porterà ad identificarmi ancora di più in questa nuova fase di me stessa e in quello che sto facendo.

Scelgo ancora una volta di credere in me e in quello che faccio, per migliorare ascoltando questo istinto che spesso mi guida.

Piera